
CULTURA E GUERRA CIVILE IN SRI LANKA
conversazione con Rajiva Wijesinha
di Giuseppe Ciarallo
![]() Questo incontro con lo scrittore dello Sri Lanka ha rinnovato in me, pur non nuovo nel ruolo di intervistatore, lo stupore per la magia della scrittura, la scoperta sempre nuova che partendo da un romanzo si possa arrivare a parlare di storia, politica, economia, geografia, psicologia delle masse e mille altre cose ancora, a conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che ogni libro è contenitore di interi universi. Come abbiamo appreso dalle note biografiche, oltre ai titoli accademici di cui può fregiarsi e all’attività di storico e di scrittore, Rajiva Wijesinha è anche Presidente del Liberal Party del suo Paese, lo Sri Lanka. Fatto strano questo in un tempo, il nostro, nel quale alla politica si dedicano più frequentemente personaggi dello spettacolo o affaristi e in alcuni casi entrambe le cose. Cosa ne pensa di questa inversione rispetto al passato, quando alla gestione della cosa pubblica erano chiamati soprattutto i filosofi? Come si considera, un intellettuale prestato alla politica o un politico prestato alla letteratura? Non mi reputo di certo un politico, sebbene per diversi motivi mi sia trovato coinvolto attivamente in politica. Mi considero piuttosto un analista e commentatore da un punto di vista originale. Per quanto riguarda la mia attività politica nel Liberal Party of Sri Lanka, vorrei precisare che questo si è formato a partire da un consiglio di esperti (think tank) chiamato Council for Liberal Democracy (Consiglio per la Democrazia Liberale), nel momento in cui l’iniziativa privata ritornava a essere ipotizzabile in una nazione che, dall’indipendenza, è stata sempre soggetta al consenso dei socialisti, atteggiamento dettato dall’influenza britannica nel periodo prima e dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo il governo del 1977, che introdusse un’economia di mercato, non aveva l’appoggio degli intellettuali. Ciò significò dirigersi verso il “crony capitalism” (capitalismo clientelare), che a sua volta favorisce l’autoritarismo, poiché le persone iniziano a contestare un sistema che evidentemente trascura gli interessi della maggior parte della popolazione o dei meno abbienti. Il liberalismo al contrario crede nell’iniziativa privata proprio perché alla lunga gioverebbe a tutti i settori della società. Comunque il liberalismo, perlomeno nella tradizione britannica come esemplificato da Mill e più recentemente da John Rawls, crede nell’intervento dello Stato per assicurare un terreno di gioco uguale per tutti e che presupponga per esempio una democrazia rappresentativa, una legislazione che prevenga lo sfruttamento e beninteso delle misure assistenziali in settori come la salute e l’educazione. Purtroppo questo gruppo non venne preso sul serio in Sri Lanka e i miei colleghi, contro la mia volontà all’epoca, decisero di formare un partito politico. A conti fatti, ritengo che fosse la decisione giusta da prendere, e così siamo stati capaci di promuovere le nostre idee in maniera più efficace. Molte delle cose che abbiamo proposto, che sembravano estranee alla mentalità coloniale e centralizzatrice dell’epoca, come lo sviluppo del decentramento amministrativo o il sistema elettorale misto tedesco per esempio, adesso sono ampiamente accettate. Tuttavia credo che gli intellettuali, tranne i più ambiziosi, non abbiano le caratteristiche necessarie per essere dei buoni politici. Nell’ordinamento democratico moderno, dato l’incessante bisogno di dare una buona immagine come persona pubblica, sono proprio gli uomini di spettacolo e di affari a essere più adatti, e ad avere le finanze necessarie per ottenere il successo. Altrimenti una persona dovrebbe dedicare molto tempo a raccogliere fondi, impresa molto impegnativa. Il problema che state affrontando in Italia con la mafia e altre intromissioni nella politica è inevitabile in una democrazia moderna a meno che non siate estremamente cauti. Questa è la ragione per cui ritengo necessario tornare più attentamente alla dottrina di Montesquieu sulla separazione dei poteri, ignorata dal sistema britannico, che è il sistema in vigore in Italia. |
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